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Soprattutto nel caso sia rivolta a un potente la parola, sia essa declamata
in poesia, pronunziata al momento più opportuno, o rivestita di
una forma particolarmente efficace, può diventare un atto in grado
di incidere sulla realtà e di cambiare il corso degli eventi. Essa
acquista un potere salvifico che riscatta la vita delle persone come nel
caso -notissimo- di Shahrazad, o contribuisce ad arricchire e ad elevare
lo stato di chi la pronunzia. Il poeta che improvvisando conquista onori
e oro, il prigioniero che riscatta la sua vita con un motto appropriato,
il bambino che tiene in scacco il califfo con una frase arguta sono topoi
che rappresentano in maniera icastica il potere della parola.
Ma che dire quando la parola diventa la parola del potere, e chi la pronunzia
ha per definizione la facoltà di cambiare il destino degli altri,
di influenzare gli avvenimenti grazie solo all’espressione del suo
volere? Il rapporto che lega i due campi semantici, quello dell’espressione
tipica dell’essere umano e quello dell’esercizio della sovranità
sono in questo caso indissolubilmente legati.
La giornata di studio si propone di indagare su come
il potere si esprima attraverso le parole e, per converso, su quali siano
le modalità con le quali si rivolge la parola al potere, sia in
ambito europeo che nel mondo arabo e ottomano, tra Medioevo ed Età
Moderna. Lo scopo è quello di cogliere le modalità con cui
la parola declamata, pronunziata o anche solo accennata, o -perché
no?- sottaciuta, esercita una forza in grado di operare cambiamenti sulla
realtà e, quindi, di «fare storia». Ci si chiede, cioè:
• In che modo parola e potere si associano e si modulano nella scelta
delle espressioni?
• Come rivolgere la parola ai potenti?
• Come rivolgerla ai propri sudditi o ai propri pari?
• Quali sono le conseguenze di una parola avventata o solamente
non detta nei rapporti con un potente?
• Quali le modalità di espressione che il potere privilegia
nei suoi rapporti di forza?
• Quali le conseguenze concrete, amministrative, politiche, belliche
delle parole del potente?
• Quali gli effetti della parola scritta o parlata dei potenti (sovrani,
ambasciatori, uomini d’armi...)?
• Quali le forma delle parole da indirizzare ai potenti in occasioni
ufficiali o ufficiose?
• Fu diversa l’espressione del potere nel mondo islamico e
nei paesi dell’Europa cristiana?
• Fu diverso il modo di rivolgersi ai potenti?
• In che modo persone appartenenti a tradizioni, paesi e lingue
diverse riuscirono comunque a comunicare, accordarsi e confrontarsi?
Le richieste di partecipazione,
dovranno pervenire entro e non oltre il 16 febbraio 2008
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