dinamiche di
sociabilità
nel mondo euro
mediterraneo
gruppi,
associazioni, arti,
confraternite e
compagnie
Istituto Romeno
di cultura e ricerca umanistica
31 maggio 2005
ABSTRACTS
Gioia Chiauzzi
Università di Napoli “L’Orientale”
Il
ciclo della palma. Gruppi maschili e riti di fecondità
La relazione verte sui seguenti punti:
1) materiali etnografici dell’autore;
2) la palma e il dattero, già fondamentali nell’alimentazione locale;
3) fragli oasicoltori il Capodanno della palma è caratterizzato da vari riti. Vi spicca un personaggio mascherato con le fibre di palma, gestito da gruppi rigorosamente maschili;
4) costanti e variabili di tali gruppi;
5) oggi il personaggio non è rivitalizzato a fini folclorici né turistici: ragioni di ciò;
6) modernizzazione dei Capodanni di regime.
Florina Ciure
Università degli Studi di Oradea
Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di
Venezia
Le
compagnie commerciali di Transilvania
e i loro rapporti con Venezia nel Sei-Settecento
Fondate nella prima metà del xvii
secolo, nelle principali città della Transilvania, le compagnie greche, che
comprendevano anche mercanti romeni, armeni, ragusani e aromeni, svolsero un
ruolo importante soprattutto nel transito delle merci orientali. Le compagnie
greche di Sibiu (1636) e Braşov (1678), di cui la
gran parte dei membri provenivano dalla Macedonia o dall’Epiro, ebbero degli
stretti rapporti commerciali con Venezia; i loro membri compaiono tra quelli
della comunità greca veneziana. I mercanti „greci” portavano
le loro merci a Durazzo, da dove erano inviate ai loro corrispondenti a
Venezia. Per il buon sviluppo della loro attività, usavano spesso associarsi
con altre due o tre persone.
Tra le compagnie commerciali che ebbero un ruolo importante nel commercio
transilvano settecentesco si rilevano quelle di
Michele Ţumbru, Ioan Marcu e Costantino Hagi Pop. Il più delle volte esse
furono costituite in base ai rapporti personali, ne
facevano parte parenti o concittadini affidevoli. Ţumbru, ad esempio,
aromeno proveniente dalla Macedonia fondò la sua compagnia insieme con il suo
suocero Ioan Boghici, noto mercante di Sibiu e con Hagi Stan Jianu di Craiova; Costantino Hagi Pop ereditò l’impresa
dal suo suocero, Hagi Petru Luca, membro della compagnia greca di Sibiu; Ioan
Marcu era aiutato dai suoi fratelli.
Michela Dal Borgo
Archivio di Stato di Venezia
Confraternite
laicali nella Repubblica di Venezia tra etnie e ‘minoranze’
Le spontanee aggregazioni di persone, sorte già dal secondo Duecento con scopi di devozione, di pietas, e di fraterno, reciproco aiuto hanno profondamente segnato e caratterizzato la “storia” assistenziale della Dominante.
Sin dal 1360 autorizzate solo su concessione del Consiglio di Dieci, e dal 1507 poste sotto la giurisdizione dei Provveditori di Comun che ne controllavano e registravano le Mariegole, tali Scuole comuni ovvero “Piccole”, così chiamate per distinguerle dalle scuole dei battuti, nel tempo trasformatesi in “Scuole Grandi”, si presentavano talvolta composte da membri appartenenti ad una stessa corporazione di mestiere o provenienti da una stessa zona geografica, sia o no appartenente ai domini veneziani (scuole “di nazione”). Tra questi molteplici fraterne, suffragi e sovvegni possiamo anche individuarne alcuni fondati e composti solo da donne, come da persone che le gravi e disabilitanti menomazioni fisiche spesso rendevano non desiderate all’interno di altre ben poco caritatevoli confraternite. A queste categorie l’attribuzione, personale, di scuole di “minoranze”. In questa sede se ne darà una rapida panoramica delle attività e degli scopi, attraverso la scarsa documentazione a noi pervenuta (dopo la loro soppressione in età napoleonica sancita il 26 maggio 1807), oggi raccolta e conservata all’Archivio di Stato di Venezia nel fondo “Scuole piccole e suffragi” e, per le Mariegole, in alcuni registri dell’archivio dei Provveditori di Comun.
L’Autore intende
dedicare questo intervento alla memoria di don Gastone Vio, indimenticabile
protagonista di comuni “avventure d’archivio”, e autore del fondamentale volume
Le Scuole Piccole nella Venezia dei Dogi. Note d’archivio per la storia
delle confraternite veneziane, cui tanto devono anche queste digressioni
storiche.
Luigi Danesin
Sovrano Gran Maestro Gran Commendatore della Gran
Loggia d’Italia, Obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi
Verso
un’unione delle massonerie mediterranee
Una Massoneria Universale è ancora un’utopia, ma una Massoneria del dialogo è e deve essere possibile. In quest’ottica nel 1999 Franco Franchi, allora Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, lanciò la proposta di creare di un momento d’incontro tra le Obbedienze dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Si voleva andare alla ricerca delle origini e della simbologia latomista comune, così come comune è la cultura che si è sviluppata nelle rive di questo mare, al fine di creare una sinergia che facesse maggiormente progredire le diverse forze.
A tutt’oggi hanno aderito a questa costruenda Unione delle Potenze Massoniche del Mediterraneo nove Obbedienze di cinque paesi (Francia, Grecia, Italia, Libano e Turchia), mentre è prossima l’adesione del Marocco. Si tratta di Obbedienze che hanno acquisito quella Massonera di schema liberale, che si sta sempre più affermando nell’ambito mediterraneo in alternativa allo schema dogmatico di matrice anglosassone.
Proprio in questa Unione la Massoneria sta dando il meglio di sé, costituendo momenti di incontro tra le molteplici realtà, anche religiose, dei diversi paesi, tantoché, solo per fare un esempio, in Libano nella Rispettabile Loggia “Cavalieri d’Oriente”, della Gran Loggia d’Italia, lavorano, fianco a fianco, fratelli di nove diverse religioni precorrendo quel mondo multiculturale e multireligioso verso cui si deve necessariamente tendere per non essere nuovamente fagocitati dalle guerre di religione.
Mehmet Yavuz Erler
Ondokuzmayis Üniversitesi, Samsun
Lodges
of Dervishes, Monastic Complexes and the Shaping of Social Groups
in
the Ottoman Canik district (1800-1860)
To keep public opinion under control and to create a loyal society, the Ottoman empire used to exert a strict control on associations in general and religious ones in particular. The state used different means to keep under control mosques and pious foundations (wakf) as well as lodges of dervishes (tekke) and monastic complexes (zawiyah). It appointed sheykhs and administrators, who therefore needed an imperial approval even to handle down their charge to their sons or other holy men (mürşid). The right of travelling of some administrators was also subject to a statal permission (mürur tezkiresi), while their financial freedom had many limits: for instance their salary was paid by the Ottoman state which also decided its amount. There were sources of income as lands, animals and salterns, which belonged to the institution itself and others, as for instance lands or mines, which were statal and only their usufruct, exempt from taxations, was devolved to the institue.
The goal of this
paper is to present the situation of the lodges in the Canik district in the
years 1800-1860 and the influence that internal and international Ottoman
politics had on them. In 1826 the destruction of Janizaries led to the
abolishment of Bektashi lodges and, in
Orhan Koloğlu
İstanbul Universitesi
Italian Freemasonry’s Influence on the Young Turk’s RevolutionThe particularity of the Ottoman structure, compared with other Muslim States, is its more intense social intercourse with Western societies. It followed two channels, the first of which is the Turkish/Islamic influence spreading from the Balkans towards Central Europe, which resulted with the Islamisation of nearly half of the Balkan populations. Whereas the Western influence is transmitted through the Mediterranean, on which Italy and France played the main role. Till the 19th century this influence was based rather on individual contributions, of medicines particularly in the Italian case When in the 19th, Ottoman State decided to modernize according the Western model, this intercourse became institutional. On the field of associations and brotherliness Freemasonry became an influential institution, in which particularly British, French and Italian lodges played an important role. When Young Turks started their activities for overthroving the Sultan Abdulhamid’s dictatorship, they needed a particular mechanism for the preparation of the revolution. Contrary to the other Muslim societies where the Western challenge was opposed mainly through religious organizations (tariqas) they choose an Italian Freemason lodge of Salonica. It was used very rarely for the Freemason practice, but rather for contacts between their own activists. It was openly declared that the model was borrowed to the practice of the Italian Carbonari’s. Indeed it turned to a nationalist action instead of a universal current as aimed by Freemasonry.
Cristian Luca
Università
“Dunărea de Jos”, Galaţi
Associazionismo e individualismo nel commercio internazionale nell’area
del Basso Danubio fra xvi e xvii secolo
Il presente contributo affronta un argomento di estrema
rilevanza per la situazione economica e l’assetto sociale dell’area del Basso
Danubio, zona di contatto tra civiltà e sistemi politici assai diversi, confine
tra la Cristianità e Islam. La specificità della frontiera, vista in chiave
economica, regolava l’andamento degli scambi di merci rispondendo alle regole
di mercato senza infrangere gli interessi politici dell’Impero ottomano, la grande potenza che controllava la penisola balcanica e
dunque le grandi vie di comunicazione terrestre che collegavano l’Europa
Orientale alla penisola italiana. L’a., così, segue l’attività e il destino di
alcuni dei protagonisti del commercio nell’area del Basso Danubio, soprattutto
greci, levantini e veneziani, impegnati nella marineria e negli scambi di merci
tra Venezia e Levante, da una parte, e i Principati Romeni dall’altra. L’attività mercantile svolta da compagnie di tipo familiare,
costituitesi in base ad interessi comuni ai membri di una stessa famiglia, e
gli investimenti finanziari in merce gestita da agenti o rappresentanti,
tramite i quali si ricavavano utili cospicui, contraddistinse l’evoluzione
dello scambio delle merci in queste zone. Il trasferimento abituale di alcuni
dei soci di una casa commerciale nelle terre romene consentì il collegamento ad
una rete di influenza politica, formata, per lo più,
da alti dignitari levantini al servizio dei principi romeni, che garantiva il
buon andamento degli affari, favorendo, a volte, una compagnia a discapito dell’altra.
L’autore si propone di illustrare l’attività di alcune di queste compagnie
familiari o case di commercio, che gestivano i traffici tra la Penisola
italiana, la Valacchia e la Moldavia, ed il loro volume di affari
nel periodo compreso tra la fine del Cinquecento agli ultimi anni del Seicento.
Francesca Ortalli
Università di Venezia
Presenze
straniere, solidarietà nazionali e attenzioni dei pubblici poteri
nell’esperienza
confraternale veneziana
Per Venezia il rapporto con genti delle più varie provenienze è rimasto a lungo una costante. Sul versante esterno si è trattato di legami istituiti in terre e con popolazioni anche lontane, nel quadro di collegamenti che in alcuni casi hanno imposto processi di vera e propria assimilazione. Sul piano interno, ossia quello della società e dello stato veneziano, si è invece dovuto affrontare il problema delle presenze di forestieri. Particolari congiunture hanno portato a flussi migratori più intensi, in relazione ad eventi che potevano concretizzarsi, per esempio, nella rottura degli equilibri toscani che spinsero in laguna forti presenze lucchesi, o nella perdita di controllo da parte di Venezia sui domini albanesi, o nella logica dell’economia che faceva affluire in Rialto molti mercanti di area tedesca. Un importante aspetto è l’associazionismo di presenze straniere che trovarono modo di raccogliersi nel riferimento a condivise espressioni di culto e si organizzarono in confraternite a primaria connotazione religiosa. Nello stato marciano il fenomeno dell scuole si presenta in forma imponente, ma qui si vuole trattare in specifico l’esperienza delle confraternite di forestieri. Anche in esse l’aspetto religioso si affiancò a quello del reciproco sostegno materiale e dunque vale la pena vedere come esso operasse e come l’azione confraternale facesse i conti con un’organizzazione statale attenta a tutto quanto poteva influire sugli equilibri esistenti. Si potrà allora cogliere come l’azione della respublica abbia operato pragmaticamente e come le comunità straniere abbiano trovato uno spazio negli assetti statali.
Maria Pia Pedani
Università Ca’ Foscari di Venezia
Le
compagnie delle arti a İstanbul e la liturgia civica ottomana
Nel
1582 vennero organizzati a İstanbul dei fastosi festeggiamenti per
celebrare la circoncisione dei principi figli di Murad iii. Le processioni che si snodarono in quei giorni attraverso
le vie della città imperiale erano state pensate per ricreare e presentare al
mondo i vari aspetti della società ottomana. Rispetto a precedenti occasioni,
la festa del 1582 ebbe come elemento nuovo la processione delle gilde, che
sfilarono davanti al sultano, alla corte, al popolo e agli ambasciatori esteri.
I doni presentati dagli artigiani al sovrano vennero ricambiati con elargizioni
in denaro e in tal modo si rinnovarono i legami esistenti tra gli artigiani
della città e il sultano ottomano, legato a quel mondo anche dal mestiere che
lui stesso aveva scelto e imparato quando era ragazzo.
La
processione del 1582 fu probabilmente il prodotto di un graduale rafforzamento
del potere delle arti nella società ottomana. Queste erano in origine strettamente
legate alla futuvvet, i cui membri
dovevano essere musulmani e possedere un lavoro. I principi di onestà, lealtà,
generosità e condivisione, propri di questo movimento mistico, assieme al
legame con un maestro spirituale (pîr)
erano gli stessi delle gilde di artigiani.
In
seguito le corporazioni di mestiere di Istanbul sfilarono ancora: gli artigiani
portavano in processione i prodotti della loro arte e rappresentavano anche su
appositi traini il loro modo di lavorare. Le gilde divennero così parte integrante
della liturgia civica ottomana e i loro carri, i loro costumi e le loro
rappresentazioni subirono lo stesso processo di graduale decadimento che
subirono in generale le cerimonie pubbliche, che nel Settecento avevano
recepito ormai elementi volgari se non, in qualche caso, addirittura osceni.
Andrei Pippidi
Università di Bucarest
Tre antiche casate
dell’Istria. Caratteri e sviluppo di un gruppo professionale:
i dragomanni di
Venezia a Costantinopoli
Sfruttando una ricca documentazione raccolta tanto nel archivio di Koper, quanto nel museo della stessa cittadina di antica tradizione veneziana (Capo d’Istria), abbiamo tentato una nuova messa a punto della genealogia di tre famiglie, Bruti, Borisi e Tarsia, che si collocano nell’ambiente diplomatico e culturale di Istanbul per ricomporre la vita politica e intellettuale dei secoli xvi e xviii. È indispensabile soffermarsi sui legami di questo gruppo con la Moldavia e con la Valacchia. Le biografie di avventurieri come Bartolomeo Bruti si sono intrecciate alla storia dei due principati e questi vincoli sono tanto stretti che, per designare un’intera epoca, sarebbe lecito usare il termine di “secolo dei dragomanni”. È l’epoca di un’apertura verso l’Occidente: tale tendenza, che di solito viene attribuita ai contatti con l’Europa Centrale (Polonia e Ungheria), era, come lo illustrano con chiarezza i fatti rilevati qui, molto attiva anche, e soprattutto, dalla direzione della capitale imperiale, che ospitava una simbiosi greco-italiana intorno al centro di Pera. A questo aspetto, del quale si parla di rado, oppure in maniera distorta e insufficiente, si contrappone l’impresa politica alla quale partecipavano i dragomani. Il loro gruppo deve essere considerato come un sistema di solidarietà costruito a partire di matrimoni. Vari dettagli di costumi e vita quotidiana mostrano come, sullo sfondo orientale, appaiono non solo le reminiscenze di tradizione veneziana, ma le novità nate in altri settori europei, per esempio in Francia, che acquisteranno maggior rilievo nel Settecento.
Aurel Pop
Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di
Venezia
Tra stati e nazioni: gruppi privilegiati nella
Transilvania (secoli. xv-xvi)
Nel Medioevo la
Transilvania non fu uno stato indipendente, bensì un’entità politico-istituzionale
distinta (voivodato) nell’ambito del Regno d’Ungheria, fino alla sua
dissoluzione, nel 1541. In quest’ipostasi, i detentori del potere (“il paese
legale”) furono inizialmente quattro, poi tre gruppi privilegiati sui
generis, esistenti solo a cominciare dal secolo xiii. Essi furono la nobiltà (Nobiles), i sassoni (Saxones),
i sekleri (Siculi) e i romeni (Valachi). Essendo ortodossi (“scismatici”),
conquistati e sottomessi all’interno di uno stato cattolico, nella seconda metà
del secolo xiv
e all’inizio del secolo xv (1366-1437), i romeni furono progressivamente
esclusi e non fecero più parte dei detentori del potere. Di conseguenza, la
struttura del potere nella Transilvania dei secoli xv-xix, rimase tripartita, i gruppi
politici essendo chiamati inizialmente stati (status), e poi, dalla fine
del secolo xv,
nazioni (nationes). Essi ebbero sin dall’inizio una certa componente
etnica (i nobili erano o si reputavano magiari; i sassoni erano tedeschi/
germanici; i sekleri erano di origine turanica), che si accentuò di grado in
grado, durante il passaggio verso le nazioni moderne. Gli stati/le nazioni
della Transilvania funzionarono in base ai privilegi conferiti loro dal potere
centrale e grazie ai propri statuti, ebbero un’organizzazione specifica, governi
e assemblee (universitates) propri, strutture sociali, militari,
principi giuridici, un territorio destinato a ciascuno di loro ecc.
Gradualmente divennero uno strumento di lotta contro la maggior parte della
popolazione del paese (formata da romeni) e un ostacolo sulla via della modernizzazione
della società.
Anna Vanzan
Università IULM Milano
Associazionismo
femminile nel Mediterraneo islamico:
un
passo avanti e due indietro?
Il movimento femminista, nato agli inizi del xx secolo in molti paesi islamici, non solo ha contribuito cospicuamente al progresso della generale situazione delle donne musulmane, ma soprattutto è risultato fondamentale per costruire spazi fisici e mentali in cui le donne dell’islam si sono incontrate – e a volte scontrate.
Nella seconda metà del secolo scorso l’associazionismo femminile islamico si è differenziato in due correnti principali: se da un lato il movimento si è consolidato intorno a modalità e problematiche che potremmo definire di stampo occidentale (ovvero facendosi promotore di obiettivi - e di metodologie per ottenerli - già sperimentati dai movimenti femministi occidentali), dall’altro è sorto e si sta rafforzando un tipo di femminismo “islamico” , una voce alternativa che afferma la specificità della condizione femminile nel mondo islamico come imprescindibile nelle lotte e nella formulazione di istanze per il raggiungimento del benessere delle donne musulmane. Questa dualità è presente anche all’interno dei movimenti femminili dei paesi musulmani affacciantisi sul bacino del Mediterraneo, dal Maghreb alla Turchia: si tratta di due anime spesso in forte contrasto tra di loro, ma che proprio per affermare la loro differenza hanno sviluppando una capacità relazionale e una dialettica articolata che stanno forgiando figure femminili capaci di promuovere nuove relazioni tra le donne e tra le donne e il resto della società civile.
Questo paper, dopo un breve excursus storico teso a inquadrare il problema dei movimenti femminili/femministi nel Mediterraneo islamico, analizza alcune delle problematiche relative alle teorie e alla azione di questi movimenti.